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Ambiente e benessere a scuola, l’89% dei docenti li considera prioritari

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La crisi climatica incide anche sull’attività quotidiana nelle classi. Accanto ai contenuti su acqua, risorse naturali e sostenibilità, gli insegnanti si trovano a gestire le preoccupazioni degli alunni e temi che coinvolgono emozioni, comportamenti, salute e partecipazione. In questo contesto, la scuola è chiamata a trasformare questioni complesse in occasioni di comprensione e azione.

È il quadro delineato dai dati del progetto “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro”, promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva ETS con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia. La prima indagine sull’eco-ansia nei bambini, realizzata nel 2024 nell’ambito del progetto, aveva evidenziato una preoccupazione per il futuro dell’ambiente nel 95% degli alunni.[1] Il 40% mostrava segnali di impatto emotivo; il 95,6% dichiarava un forte senso di responsabilità e il 97,2% riteneva di poter contribuire al cambiamento.

La rilevazione svolta nell’anno scolastico appena concluso ha invece analizzato il punto di vista degli insegnanti.[2] Il lavoro ha previsto un corso di formazione accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’impiego di un toolkit didattico realizzato su natura, sostenibilità, emozioni e cura dell’ambiente.

“Con “A Scuola di Acqua – Sete di futuro” Sanpellegrino porta avanti da anni un percorso educativo pensato per aiutare le nuove generazioni a maturare una maggiore sensibilità e consapevolezza rispetto al valore e alla tutela dell’acqua, dell’ambiente e delle risorse naturali, – commenta Fabiana Marchini, Head of Corporate Affairs & Sustainability del Gruppo Sanpellegrino. “La nuova indagine conferma quanto sia importante offrire alla scuola strumenti capaci di trasformare la preoccupazione per il futuro del Pianeta in conoscenza, partecipazione e capacità di azione. Per noi questo significa contribuire a un’educazione alla sostenibilità che non si limiti a informare, ma aiuti bambine e bambini a sentirsi parte attiva del cambiamento, con il supporto degli adulti – docenti in primis- e di percorsi costruiti su solide basi scientifiche”.

Ambiente, salute e benessere personale

Secondo il report preliminare A Scuola di Acqua 2026, l’89% degli insegnanti considera prioritario aiutare i bambini a comprendere il legame tra ambiente e benessere personale. Per il 78% dei docenti, le attività pratiche dedicate alla natura e alla cura dell’ambiente dovrebbero entrare nella routine scolastica.

L’educazione ambientale viene così associata a conoscenze scientifiche, competenze emotive, comportamenti quotidiani e cittadinanza. Il campione analizzato comprende soprattutto insegnanti con una lunga esperienza professionale: circa 3 intervistati su 4 dichiarano oltre dieci anni di attività.

“Oggi non basta parlare di sostenibilità: servono nuovi linguaggi e strumenti educativi per affrontare temi complessi come il cambiamento climatico senza generare paura o senso di impotenza, – afferma Simona Frassone, Direttrice Generale e Presidentessa del Comitato Educational di ScuolAttiva ETS. – Con “A Scuola di Acqua – Sete di Futuro” abbiamo scelto un approccio narrativo positivo capace di trasformare la consapevolezza in azione. Il percorso formativo dimostra che gli insegnanti sono pronti a integrare educazione ambientale ed educazione emotiva, aiutando i bambini a comprendere le sfide del nostro tempo senza alimentare ecoansia. Perché educare alla sostenibilità significa anche educare alla fiducia e alla capacità di immaginare il futuro”.

Webinar e competenze per gli insegnanti

All’interno del progetto sono stati organizzati webinar formativi, valutati “molto positivi” o “positivi” da quasi l’85% dei partecipanti. I docenti hanno indicato come utile la disponibilità di proposte concrete per introdurre natura e sostenibilità nella programmazione e nella routine delle classi.

La motivazione a promuovere pratiche di educazione ambientale e sostenibile si attesta su una media di 6,18 su 7. I partecipanti segnalano inoltre di aver acquisito strategie per affrontare il tema in modo positivo.

“Parlare di eco-ansia non significa patologizzare la preoccupazione dei bambini», – osserva Livio Provenzi, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Pavia. – “Significa riconoscere che l’informazione sul cambiamento climatico può avere un impatto emotivo e che gli adulti hanno un ruolo nel modo in cui questa informazione viene accompagnata. Il passaggio dall’ecoansia all’eco-care non riguarda solo il singolo bambino: richiede un’azione di sistema, collaborativa, che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e comunità”.

Toolkit, partecipazione e collaborazione

Il toolkit sperimentale usato nelle classi ha ottenuto una valutazione positiva da parte degli insegnanti. L’84,9% rileva grande entusiasmo nelle attività sulla consapevolezza ambientale; il 78,8% osserva una maggiore empatia verso animali, piante e paesaggi; il 75,8% segnala maggiore collaborazione nei lavori di gruppo a tema ambientale. Il 72,8% riferisce una crescita della curiosità verso la natura e della connessione con la salute personale.

Secondo le rilevazioni, gli effetti segnalati non riguardano solo le conoscenze, ma anche partecipazione, collaborazione e attenzione dei bambini verso l’ambiente. Il 97% degli insegnanti consiglierebbe il progetto e il kit ad altri docenti.

I risultati indicano che strumenti didattici e formazione possono sostenere la scuola nell’affrontare le emozioni connesse alla crisi climatica, integrando le attività ambientali nella quotidianità delle classi. Il passaggio dall’eco-ansia all’eco-care viene ricondotto al coinvolgimento di scuola, famiglie, istituzioni e comunità.

[1] L’indagine aveva coinvolto circa 1.000 bambini tra i 5 e gli 11 anni attraverso una survey CAWI.
[2] L’indagine 2025-2026 ha coinvolto 20 scuole sul territorio nazionale, per un totale di 55 insegnanti e 920 alunni fra gli 8 e 12 anni.

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