Home Associazioni, Enti e Consorzi Parmigiano Reggiano di montagna, produzione in crescita nel 2025

Parmigiano Reggiano di montagna, produzione in crescita nel 2025

Gli 82 caseifici dell’Appennino emiliano aumentano la produzione del 4,2%, mentre la filiera guarda alla 60ª Fiera di Casina.

0

Gli 82 caseifici di montagna del Parmigiano Reggiano Dop hanno superato nel 2025 le 921.000 forme prodotte, con un incremento del +4,2% rispetto al 2024 e del +20,4% sul 2016. Le strutture sono distribuite nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno. I dati, presentati dal Consorzio in occasione della conferenza stampa dedicata alla 60ª Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina, confermano il peso della produzione montana, che rappresenta oltre il 22% del totale.

La crescita è proseguita anche nella prima metà del 2026. Nei primi sei mesi dell’anno la produzione nelle aree di montagna è aumentata del +5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato superiore al +5,5% registrato dalla media comprensoriale.

Anche la quantità di latte prodotta sull’Appennino emiliano ha raggiunto 436.000 tonnellate, segnando un +2,6% sul 2024 e un +14,7% rispetto al 2016. Alla filiera contribuiscono 785 allevatori, pari al 36,8% del totale di coloro che conferiscono latte destinato alla Dop.

La crescita segue una fase di progressivo ridimensionamento. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva perso 60 caseifici e il 10% della produzione di latte. L’inversione di tendenza è iniziata nel 2014 con il Piano Regolazione Offerta, attraverso l’introduzione di sconti specifici e di un bacino di quote latte riservato alle zone montane.

Nel 2016 è stata poi avviata la politica del Consorzio per il rilancio e la valorizzazione di queste produzioni, affiancata dal lancio della certificazione Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”. L’iniziativa è stata pensata per rafforzare la sostenibilità economica del territorio e offrire ai consumatori garanzie più stringenti sull’origine e sulla qualità del formaggio.

Sono oggi più di 218.000 le forme lavorate da 30 caseifici certificati, una quantità che corrisponde a quasi il 24% dell’intera produzione delle aree montane. I numeri restituiscono così gli effetti delle misure introdotte per sostenere la filiera appenninica.

Questa produzione sarà protagonista a Casina dal 31 luglio al 3 agosto, durante la 60ª Fiera del Parmigiano Reggiano. La località ha ottenuto lo scorso anno da ONAF, Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio, il riconoscimento di Città del formaggio, in quanto rappresentativa della produzione della Dop.

Alla manifestazione parteciperanno 42 caseifici di montagna, più della metà di quelli del comprensorio. I visitatori potranno degustare e acquistare i prodotti, oltre a conoscere gli abbinamenti proposti dall’Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano, APR, con vini, mieli, aceti e cocktail.

La quattro giorni comprenderà inoltre concerti, dj set, aperitivi, mercatini, fuochi d’artificio e spettacoli rivolti ad adulti e bambini. Tra gli appuntamenti è prevista anche la 9ª gara di taglio della forma, durante la quale i mastri casari si confronteranno in precisione e velocità, porzionando a mano le forme fino a ottenere le classiche punte da chilo.

Lunedì 3 agosto alle 20:00, in piazza IV Novembre, si svolgerà la 14ª edizione del Palio del Parmigiano Reggiano “Città di Casina”. Tutti i 42 caseifici gareggeranno con Parmigiano Reggiano di montagna 24 mesi, mentre 10 parteciperanno anche alla competizione riservata al 40 mesi.

I due caseifici che si classificheranno al primo posto saranno celebrati insieme ai vincitori degli altri 11 Palii del Parmigiano Reggiano 2026 durante una serata di gala, nella quale sarà assegnato il Casello d’Oro. La prossima edizione del Casello d’Oro si terrà a Berlino nel febbraio 2027.

«Il Parmigiano Reggiano si conferma l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quota», dichiara Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. «Operare in queste aree significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. Senza il Parmigiano Reggiano, l’agricoltura in queste zone verrebbe abbandonata. Invece, grazie all’opera del Consorzio, alla certificazione “Prodotto di Montagna” e al progetto Vivi Parmigiano Reggiano, stiamo trasformando queste sfide in opportunità, costruendo un ecosistema turistico di qualità, dove paesaggio, tradizioni e accoglienza si fondono per attrarre visitatori consapevoli, dando linfa vitale a zone straordinarie che meritano di essere vissute e raccontate. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale».

«Il Consorzio ha profuso negli anni un impegno costante a sostegno della montagna, uno sforzo che oggi è chiamato a riprendere vigore», ha dichiarato Andrea Lori, amministratore delegato alla montagna del Consorzio. «La nostra priorità non si esaurisce nella sola tutela della produzione, ma punta a una forte accelerazione sugli strumenti e sulle politiche di valorizzazione del prodotto. A tal fine, tra i mesi di settembre e ottobre, avvieremo un ciclo di incontri sul territorio per un confronto diretto e operativo con tutti i caseifici montani. L’obiettivo è definire congiuntamente un nuovo pacchetto di interventi strategici, che costituirà l’asse portante delle proposte per il bilancio preventivo 2027 e per la programmazione futura».

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it

Exit mobile version