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Italmopa, produzione di farine a +2,6% nel 2025 e consumi in ripresa

Italmopa: nel 2025 volumi molitori in crescita per tenero e duro. Farine a tenero +2,6%, fatturato a 2,405 miliardi. Bene pizza, export e panificazione.

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Si chiude in territorio positivo il 2025 dell’industria molitoria italiana: secondo i numeri diffusi da ITALMOPA – Associazione Industriali Mugnai d’Italia (FederPrima/Confindustria) durante la propria Assemblea Generale, i volumi produttivi sono cresciuti sia nel frumento tenero sia nel frumento duro. Per il tenero la produzione di farine sale del 2,6% sul 2024, da 4,302 a 4,414 milioni di tonnellate, mentre il giro d’affari del comparto è stimato attorno ai 2,405 miliardi di euro, in aumento dell’1,9% rispetto ai 2,360 miliardi dell’anno precedente. Lieve flessione, al contrario, per il fatturato del comparto a frumento duro.

A determinare il valore complessivo concorrono due dinamiche opposte: da un lato la riduzione media del prezzo delle farine (-4,1%) rispetto al 2024, dall’altro l’aumento delle quotazioni dei sottoprodotti della macinazione (+17,9%).

Sul fronte dei consumi, il motore resta la panificazione. Il canale della panificazione e dei prodotti sostitutivi, che da solo assorbe oltre il 58% delle farine prodotte in Italia, segna un +3,3% sostenuto dalla domanda della grande distribuzione e da un’offerta sempre più diversificata: un consolidamento del trend pluriennale di crescita dei consumi dopo le flessioni del passato.

Spinte significative arrivano anche dall’estero e dai segmenti più dinamici. L’export avanza del 9,5%, trainato dal crescente apprezzamento internazionale per qualità e versatilità delle farine italiane; il canale pizza, fresca e soprattutto surgelata, supera il 2,0%, mentre la pasta fresca aggiunge un ulteriore 1,6%.

Più contrastato il quadro della dolciaria. Il comparto del dolciario, dei grandi lievitati e della pasticceria cede lo 0,9% nonostante la maggiore richiesta di dolci da ricorrenza, soprattutto natalizi, mentre restano in calo le farine per prodotti da prima colazione e merendine, penalizzati dalle nuove abitudini alimentari.

In retromarcia, infine, la vendita al dettaglio: le farine sugli scaffali calano dell’1,4%, a conferma del ridimensionamento seguito agli eccezionali fenomeni di accaparramento da parte dei consumatori nella prima fase dell’emergenza Covid.

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