Home Attualità Caseificio della Dozza: con Granarolo i detenuti imparano a produrre caciotte

Caseificio della Dozza: con Granarolo i detenuti imparano a produrre caciotte

A Bologna il caseificio del carcere della Dozza riapre con Granarolo: traguardo importante che permette ai detenuti di essere coinvolti nel processo produttivo.

0

Dal caseificio della casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna una caciotta di qualità prodotta dai detenuti: il progetto di Granarolo che coinvolge Coop Alleanza 3.0 e Camst.

La casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, la Dozza, ospita un caseificio attivo che produce caciotte di qualità destinate alla grande distribuzione e alla ristorazione collettiva. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Granarolo, Fare Impresa in Dozza e la direzione del carcere, con il sostegno di istituzioni di primo piano: il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, il Cardinale Matteo Zuppi, il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Andrea Ostellari, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e il Sindaco di Bologna Matteo Lepore hanno presenziato all’inaugurazione. Il latte, donato dalla cooperativa Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nello stabilimento di Via Cadriano e trasportato nel caseificio del carcere, dove i detenuti lo lavorano seguiti da maestri casari, manutentori e responsabili della qualità della galassia Granarolo, con retribuzione secondo il contratto nazionale.

Perché la caciotta e non la mozzarella

La scelta del prodotto non è casuale. Il caseificio aveva lavorato mozzarelle per un breve periodo nel 2020; la riconversione alla caciotta risponde a ragioni sia commerciali che formative. La shelf life più lunga consente tempi più distesi per la commercializzazione; la necessità di cura e stagionatura nel tempo trasforma il processo produttivo in un percorso educativo. Formare un buon casaro richiede anni, motivo per cui la selezione ha privilegiato detenuti con pene medio-lunghe. Nel 2025 si sono svolte le prime sperimentazioni di produzione e stagionatura in fase formativa, con la formazione di 6 detenuti e 18 volontari curata da Cefal e dall’associazione Avoc — composta da ex professionisti del settore lattiero-caseario, figure della ristorazione e del volontariato. A marzo 2026 sono partite le assunzioni, ad aprile le prime produzioni: attualmente sono operativi 3 detenuti e 11 volontari.

Dove trovare le caciotte della Dozza

Il prodotto entra nei canali di Coop Alleanza 3.0, che lo renderà disponibile in tutti i punti vendita di Bologna e provincia, e di Camst Group, che lo porterà nei ristoranti self-service Tavolamica dell’area metropolitana bolognese. L’auspicio è che ai due partner si affianchino nuovi punti vendita, inclusi gli spacci del fresco Granarolo di Via Irnerio e Via Cadriano. Ogni caciotta acquistata porta sulle tavole dei consumatori la storia della più grande filiera italiana del latte e quella di un’opportunità che diventa futuro.

Le voci del progetto

“La riapertura del caseificio dopo anni di inattività costituisce un traguardo importante che abbiamo perseguito con Granarolo e FID, perché consente di implementare posti di lavoro alle dipendenze di aziende esterne. Tali opportunità lavorative rappresentano la base di percorsi rieducativi concreti ed effettivi per abbattere il rischio di recidiva”, ha dichiarato la Direttrice del carcere Rosa Alba Casella. “Bisogna infatti evitare che i detenuti escano e si ritrovino nelle stesse condizioni di marginalità in cui hanno commesso il reato”.

“Abbiamo deciso di produrre caciotte e non mozzarelle, come avveniva nel 2020 nei pochi mesi di lavoro del caseificio, per tante ragioni: la caciotta è un prodotto distintivo e duttile, ha una shelf life più lunga di una mozzarella e dunque c’è più tempo per portarla sul mercato, ma soprattutto è un formaggio che ha bisogno di cura nel tempo e insegna il valore positivo del cambiamento. Si tratta di un’esperienza di lavoro in grado di generare competenze rare e ricercate dal mercato. Un buon casaro impiega qualche anno a formarsi, motivo per il quale nella rosa dei candidati a ricoprire le posizioni si è puntato su detenzioni medio lunghe nella consapevolezza che stiamo lavorando soprattutto sul momento successivo al carcere. La caciotta racconta a chi la gusta la pazienza e la cura necessarie per far maturare un risultato buono e duraturo, proprio come un percorso di riscatto. Un grazie sincero alla Direzione del Carcere della Dozza, per aver strenuamente sostenuto la rinascita del caseificio, a FID per aver messo a disposizione la propria decennale esperienza di lavoro in carcere e ai nostri clienti Coop Alleanza 3.0 e Camst per aver sposato senza indugi il nostro progetto”, ha commentato Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo.

“L’adesione di un’impresa di rilievo nazionale come Granarolo a Fare Impresa in Dozza rappresenta un segnale concreto di fiducia e speranza – ha sottolineato il Presidente di FID Maurizio Marchesini – una scelta che testimonia come il mondo produttivo possa contribuire in modo significativo non solo alla crescita economica, ma anche alla costruzione di sempre nuovi percorsi di reinserimento e dignità attraverso il lavoro. Una responsabilità che non si esaurisce all’interno degli istituti penitenziari, ma che trova il suo banco di prova decisivo nel ‘dopo’: il lavoro durante la detenzione cambia davvero le persone, ma è fuori che si decide il loro futuro. Senza una regia condivisa, il rischio è disperdere anche le esperienze migliori. Serve un’alleanza stabile tra imprese e istituzioni, capace di trasformare opportunità isolate in percorsi strutturali, affrontando insieme lavoro, casa e relazioni. È qui che si misura, concretamente, la qualità del nostro sistema di reinserimento”.

“L’identità cooperativa si misura nella capacità di trasformare i valori in azioni concrete, e lo facciamo da tempo con numerosi progetti che ci vedono accanto al Carcere della Dozza. E se la Cooperativa ha aderito con convinzione a questo nuovo progetto, è perché esso ci permette di contribuire a costruire nuove possibilità di futuro facendo un passo in più, coinvolgendo la base sociale – ha dichiarato il Presidente di Coop Alleanza 3.0 Domenico Trombone – Come Cooperativa, infatti, faremo la nostra parte acquistando le caciotte prodotte nel caseificio del carcere e rendendole disponibili in tutti i punti vendita di Bologna e provincia. Ma la riuscita vera si misurerà attraverso la scelta quotidiana di socie, soci e consumatori. Saranno loro, con un gesto semplice come l’acquisto, a trasformare un prodotto di qualità in un’opportunità reale di lavoro, formazione e futuro per chi sta costruendo un percorso di reinserimento”.

“Abbiamo scelto di aderire al progetto perché rappresenta un’opportunità concreta di inclusione e futuro attraverso il lavoro. È un’iniziativa resa possibile grazie a Granarolo, che ha riattivato il caseificio all’interno del carcere, restituendogli una funzione produttiva e formativa. Come Camst Group contribuiamo attraverso l’acquisto del prodotto, partecipando a una filiera in cui ogni attore fa la propria parte per generare impatto positivo. Portiamo così nei nostri servizi di ristorazione – in particolare nei nostri ristoranti self-service Tavolamica dell’area metropolitana di Bologna – una storia di crescita e reinserimento che ci rende particolarmente orgogliosi”, ha commentato il Presidente di Camst Group Francesco Malaguti.

Exit mobile version