Nutrizione e benessere: il sale tra scienza, prevenzione e corretta assunzione

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Da sx Prof.ssa Claudia Di Rosa, Prof.essa Yeganeh Manon Khazrai e Prof.ssa Marta Bertolaso

Per anni il sale è stato indicato come un fattore di rischio per la salute. Oggi, tuttavia, nuove evidenze scientifiche contribuiscono a riconsiderarne il ruolo: per cuore, cervello e metabolismo, una riduzione indiscriminata non sempre si traduce in benefici. Gli esiti di salute correlati all’assunzione di sodio seguono una relazione a U, per cui sia un apporto eccessivo sia uno insufficiente sono associati a un aumento del rischio. Il sale di per sé non è dannoso: è lo squilibrio a esserlo.

Questa è la conclusione principale del nuovo White Paper patrocinato e redatto da un gruppo di ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma* su invito di Compagnia Italiana Sali e Atisale. Il documento non mira ad assolvere il sale, ma a rileggerne il ruolo alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, promuovendo un approccio basato su moderazione e consapevolezza e fornendo uno strumento utile per decisori, operatori sanitari e professionisti della comunicazione.

Assunzione di sodio e salute: la curva a U tra eccesso e carenza

Per lungo tempo il messaggio dominante è stato quello di ridurre drasticamente il consumo di sale per tutelare la salute cardiovascolare. Tuttavia, la fisiologia umana si dimostra più articolata. Studi epidemiologici su larga scala, tra cui il PURE Study condotto su oltre 90.000 individui, evidenziano una dinamica differente: la mortalità aumenta con un consumo elevato di sodio (oltre i 5-6 grammi), ma cresce significativamente anche in presenza di un apporto insufficiente (inferiore ai 3 grammi).

Il sodio svolge funzioni essenziali per l’organismo: regola gli impulsi nervosi, contribuisce all’equilibrio dei liquidi e supporta numerose funzioni vitali. In questo contesto, i concetti di eccesso e carenza diventano determinanti, spostando il focus dalla demonizzazione del sale alla ricerca di un equilibrio nutrizionale, personalizzato in base agli stili di vita e alle abitudini alimentari.

Carenza di sodio: tre effetti clinici spesso sottovalutati

Mentre l’attenzione pubblica resta focalizzata sull’ipertensione, emergono evidenze cliniche che mettono in luce i rischi legati a una carenza di sodio, spesso trascurati nella pratica medica.

Il primo riguarda la popolazione anziana: numerosi accessi al pronto soccorso per cadute o stati confusionali possono essere ricondotti a iponatriemia — basso sodio nel sangue — frequentemente causata da diete iposodiche eccessivamente restrittive. Il ripristino di un adeguato apporto di sodio può favorire il recupero dell’equilibrio e delle funzioni cognitive.

Il secondo ambito riguarda la salute cardiovascolare. Sebbene la restrizione di sale sia stata a lungo considerata una strategia protettiva nello scompenso cardiaco, recenti meta-analisi pubblicate su riviste come il JACC indicano che una restrizione eccessiva può essere associata a un aumento della mortalità. La riduzione del volume ematico e l’attivazione di meccanismi ormonali compensatori possono infatti aggravare la condizione cardiaca.

Il terzo effetto riguarda il metabolismo. Il sodio è coinvolto nel trasporto del glucosio all’interno delle cellule: una sua carenza può compromettere la sensibilità insulinica, favorendo l’insulino-resistenza e aumentando il rischio di alterazioni metaboliche e pre-diabete.

Tipologie di sale: differenze tra sale marino integrale e sale raffinato

Un ulteriore elemento critico riguarda la percezione del sale nella comunicazione pubblica. Spesso il termine viene associato esclusivamente al cloruro di sodio (NaCl) presente nei prodotti ultra-processati. Il sale marino integrale, invece, rappresenta una matrice più complessa, contenente oligoelementi come magnesio, potassio e calcio, che contribuiscono al profilo sensoriale e interagiscono diversamente con l’organismo.

Un sale di qualità consente una maggiore intensità gustativa, permettendo di ridurne le quantità utilizzate. Ne deriva un paradosso interessante: la qualità può favorire un consumo più moderato, mentre prodotti meno caratterizzati possono portare a un utilizzo eccessivo.

Sale iodato e prevenzione: un alleato della salute pubblica

In questo contesto, il ruolo del sale iodato resta centrale nelle politiche di sanità pubblica. Il suo utilizzo contribuisce alla prevenzione della carenza di iodio, supportando la funzione tiroidea e lo sviluppo neurologico. È riconosciuto a livello internazionale come una delle strategie preventive più efficaci e sostenibili in ambito nutrizionale.

Comunicazione nutrizionale: verso un nuovo paradigma basato sull’equilibrio

«A fronte dei risultati di questo studio, che evidenziano una relazione a forma di U tra assunzione di sodio e esiti di salute, rafforzando la necessità di evitare sia un eccesso cronico sia una restrizione severa prolungata, è necessario un rinnovato approccio non solo alle strategie di Sanità Pubblica, ma anche alla comunicazione nutrizionale, che raggiunga efficacemente la popolazione più ampia. La demonizzazione storica del sale può e deve essere riformulata enfatizzando l’equilibrio anziché la condanna. Un’educazione a un consumo consapevole, equilibrato e quindi responsabile è una sfida socio-culturale più generale e di cui il sale può essere considerato, con buone ragioni, paradigmatico», ha concluso la professoressa Marta Bertolaso, Research Unit of Philosophy of Science and Human Development dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Il White Paper propone quindi un cambio di paradigma nelle strategie di salute pubblica: non una riduzione generalizzata del sodio, ma un approccio basato su moderazione, personalizzazione e contestualizzazione, che tenga conto dello stile di vita, dell’attività fisica e delle specifiche esigenze fisiologiche.

«Oggi ci troviamo qui per parlare di sale… materia prima millenaria, ingrediente fondamentale per la cultura e nella cucina mediterranea e tuttavia, per decenni, oggetto di demonizzazione da parte dell’opinione pubblica, mai basata su studi scientifici strutturati, cosa che ha generato una percezione distorta a tutti i livelli sociali. È per questo che abbiamo deciso di interpellare un pool di professori e ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma al fine di svolgere uno studio mirato declinato nella redazione di un White Paper sull’argomento, ossia sull’importanza di una corretta ed equilibrata assunzione di sale per la salute umana», ha spiegato Andrea Pedrazzini, Direttore Marketing e Comunicazione Italia di CIS e Atisale.

Il sale tra cultura, nutrizione e percezione: una risorsa da rivalutare

Se l’eccesso resta un fattore di rischio, anche la paura generalizzata può risultare fuorviante. È quindi necessario superare una visione semplicistica del sale come elemento esclusivamente dannoso e riconoscerne il valore come ingrediente funzionale e culturale. Una gestione consapevole, informata e bilanciata rappresenta la chiave per integrarlo correttamente nella dieta, valorizzandone il ruolo nella nutrizione e nella gastronomia.

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