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Il Prosciutto di Parma riparte dal Summer Fancy Food Show

Il Prosciutto di Parma al Summer Fancy Food Show di New York: dazi USA, export 2025 in calo e dialogo con il mercato americano.

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Gli Stati Uniti restano il primo mercato estero del Prosciutto di Parma nonostante l’effetto dazi: nel 2025 le vendite del Parma DOP oltreoceano hanno segnato un -8%, andamento confermato anche nel primo semestre in corso, eppure il Consorzio del Prosciutto di Parma rilancia presenziando al Summer Fancy Food Show di New York, dal 28 al 30 giugno al Jacob K. Javits Convention Center, con uno stand istituzionale aperto alle aziende consorziate.

A fare da cornice sono i dati dell’export. Nel 2025 le esportazioni del Parma DOP hanno generato un fatturato di 315 milioni di euro, con quasi 2,5 milioni di prosciutti spediti all’estero, pari al 37% dell’intera produzione. Verso il mercato statunitense sono stati indirizzati circa 730.000 pezzi, 70.000 in meno rispetto all’anno precedente per effetto delle barriere tariffarie, per un controvalore che ha sfiorato i 100 milioni di euro.

In questo quadro, la rassegna newyorkese — riferimento per il food & beverage negli Stati Uniti — diventa l’occasione per riallacciare il confronto con importatori, distributori, buyer e istituzioni, valorizzando qualità, autenticità e tradizione del prodotto.

«Il Summer Fancy Food Show rappresenta da sempre un appuntamento di grande rilevanza per il Prosciutto di Parma», osserva Alessandro Utini, Presidente del Consorzio, che colloca la partecipazione «in un contesto particolarmente complesso: l’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione americana ha inevitabilmente inciso sugli scambi commerciali». Eppure, ribadisce, «il mercato statunitense continua a rappresentare il principale sbocco estero per il Prosciutto di Parma e un partner commerciale di primaria importanza».

A complicare il quadro commerciale concorre la dinamica valutaria. «La situazione attuale è senza dubbio caratterizzata da una profonda incertezza, aggravata dalla significativa svalutazione del dollaro rispetto all’euro», sottolinea Utini, un fattore che ha ingigantito le maggiorazioni di prezzo legate alle tariffe. Da qui il peso della trasferta: «la nostra presenza a New York assume un valore ancora più significativo», nell’ottica di preservare e rafforzare un legame ritenuto fondamentale.