
Una notizia attesa da tempo ma non per questo più facile da digerire. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato (mercoledì 2 aprile 2025, ore 22 per l’Italia) una nuova serie di dazi doganali che promettono di scuotere l’economia globale. Queste misure, imposte tramite ordine esecutivo, mirano, secondo quanto affermato tramite comunicazioni ufficiali dalla Casa Bianca, a riequilibrare gli scambi commerciali internazionali e proteggere il settore manifatturiero e i lavoratori americani.
Le nuove tariffe: un colpo per l’Europa
Il piano di Trump prevede una tariffa di base del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, che entrerà in vigore il 5 aprile. Questa aliquota colpisce numerosi paesi, ma il vero problema per l’Italia e l’Unione Europea arriva con quelle che lo stesso presidente Trump ha definito “tariffe per i peggiori trasgressori“.
L’UE è infatti stata classificata tra i principali partner commerciali che, secondo l’amministrazione Trump, applicano tariffe elevate sui prodotti statunitensi o impongono barriere “non tariffarie” al commercio americano.
A partire dal 9 aprile, le esportazioni dall’Unione Europea saranno soggette a un dazio del 20%. Si tratta di un colpo durissimo per molti settori dell’economia europea, con l’Italia che rischia di pagare un prezzo particolarmente alto.
Fonte: Fb @WhiteHouse
Impatto sul Made in Italy
Il settore agroalimentare italiano, fiore all’occhiello delle nostre esportazioni, si prepara ad affrontare una delle sfide più difficili degli ultimi decenni. I prodotti italiani, già soggetti a una forte concorrenza sul mercato americano, rischiano di diventare significativamente più costosi per i consumatori statunitensi.
La maggiorazione dei prezzi causata dai dazi potrebbe determinare una contrazione della domanda e un conseguente calo delle esportazioni. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di sbocco per numerose eccellenze italiane, dal vino all’olio d’oliva, dai formaggi alla pasta, dalle conserve ai dolci. La perdita di quote di mercato in America potrebbe tradursi in una significativa riduzione del fatturato per molte aziende del settore food & beverage.
Un sistema commerciale globale sotto attacco
Dichiarando lo stato di emergenza nazionale, il presidente Trump ha affermato che queste tariffe rappresentano un modo per schierarsi dalla parte dei lavoratori americani e mettere gli Stati Uniti al primo posto.
Le critiche a questa azione sono durissime e su alcuni media statunitensi spuntano dichiarazioni da parte di alcuni analisti convinti che la manovra di Trump sortirà effetti opposti alle intenzioni del governo, poiché potrebbero rallentare la crescita degli Stati Uniti a causa dei prezzi più alti per i consumatori.
Clicca qui per leggere il comunicato stampa integrale della Casa Bianca.
Il settore food&beverage italiano
Di fronte a questa tempesta commerciale, il settore agroalimentare italiano è in fermento e cerca di organizzarsi. Alcune delle principali associazioni, consorzi e realtà del food&beverage italiano hanno diramato note stampa in cui esprimere tutto il proprio dissenso per questa manovra tanto pesante e deleteria per l’economia mondiale e, nello specifico, per l’economia italiana, fortemente influenzata dall’export negli Stati Uniti. Eccone alcuni esempi.
Unione Italiana Vini: con dazi USA al 20% danni per 323 milioni di euro all’anno
“Con i sanguinosi dazi americani al 20% il mercato dovrà tagliare i propri ricavi di 323 milioni di euro all’anno, pena l’uscita dal mercato per buona parte delle nostre produzioni. Perciò Uiv è convinta della necessità di fare un patto tra le nostre imprese e gli alleati commerciali d’oltreoceano che più di noi traggono profitto dai vini importati; serve condividere l’onere dell’extra-costo ed evitare di riversarlo sui consumatori”. Lo ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, nel commentare i dazi al 20% annunciati dal presidente Trump anche per il vino. “Sarà difficile per molti ha aggiunto -, ma ciò che oggi spaventa ancora di più è che si ingeneri un gioco al rialzo davvero esiziale tra l’amministrazione americana e quella europea: l’accoglimento in sede Ue della proposta del ministro degli Esteri Tajani di escludere gli alcolici, e quindi il vino, da eventuali dispute sarà fondamentale”.
Secondo un’analisi dell’Osservatorio Uiv, l’unica soluzione è infatti da ricercare lungo la filiera, con il mercato – dalla produzione fino a importatori e distributori – che dovrebbe farsi carico di un taglio dei propri ricavi per un valore pari a 323 milioni di euro (su un totale di 1,94 miliardi) e mantenere così gli attuali assetti di pricing. Secondo Uiv, ben il 76% delle 480 milioni di bottiglie tricolori spedite lo scorso anno verso gli Stati Uniti si trova in “zona rossa” con una esposizione sul totale delle spedizioni superiore al 20%. Aree enologiche con picchi assoluti per il Moscato d’Asti (60%), il Pinot grigio (48%), il Chianti Classico (46%), i rossi toscani Dop al 35%, i piemontesi al 31%, così come il Brunello di Montalcino, per chiudere con il Prosecco al 27% e il Lambrusco. In totale sono 364 milioni di bottiglie, per un valore di oltre 1.3 miliardi di euro, ovvero il 70% dell’export italiano verso gli Stati Uniti.
Per il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti: “Rispetto ai partner europei, l’Italia presenta due principali fattori di rischio: da una parte la maggiore esposizione netta sul mercato statunitense, pari al 24% del valore totale dell’export contro il 20% della Francia e l’11% della Spagna. Dall’altra, una lista di prodotti più sensibili su questo mercato, sia in termini di esposizione, che di prezzo medio a scaffale: solo il 2% delle bottiglie tricolori vendute in America vanta un price point da vino di lusso, mentre l’80% si concentra nelle fasce “popular”, che tradotto in prezzo/partenza significa in media poco più di 4 euro al litro”.
Confcooperative: dalle cooperative il 30% dell’export di invo in USA e il 25% delle vendite di formaggi
“Abbiamo criticato i dazi come strumento di politica economica ma gli Usa hanno deciso di adottarli, pur se con percentuali inferiori a quanto minacciato. Ora è tempo di lasciare alle istituzioni politiche e alla diplomazia europea ed italiana lo studio delle adeguate contromisure ai dazi. Al tempo stesso ci preme però sollecitare l’assoluta urgenza di concentrarsi sulle difficoltà delle aziende, per le quali andranno subito pensate e predisposte misure a difesa della loro competitività”. È questa la prima reazione all’annuncio dei dazi al 20% fatto ieri da Trump del Presidente di Confcooperative Fedagripesca Raffaele Drei. Significativa la quota di export nel mercato a stelle e strisce delle cooperative aderenti a Confcooperative: negli Usa il fatturato delle cantine cooperative è di oltre 570 milioni di euro, il 30% di tutto l’export vitivinicolo nel mercato statunitense (che si attesta su 1,9 miliardi di euro), mentre per un altro settore ad alto valore aggiunto con le sue produzioni DOP come i formaggi, le cooperative commercializzano negli Stati Uniti 122 milioni di euro, il 25% di tutte le vendite di formaggi negli Usa, che nel 2024 hanno toccato quota 484 milioni di euro. Seguono poi altre filiere e prodotti in cui la cooperazione esporta valori significativi come il pomodoro da industria.
La situazione geopolitica internazionale che si è venuta a creare apre un reale problema di competitività che coinvolge secondo Drei “tutte le aziende del comparto, non solo chi esporta negli Stati Uniti, perché l’effetto depressivo coinvolgerà l’intero mercato”.
Ma quali sono le misure per la competitività che possono realisticamente essere attivate in tempi rapidi? Il Presidente di Confcooperative Fedagripesca non ha dubbi: in primo luogo, spiega, per quanto riguarda il settore vino “occorre destinare maggiori risorse per la promozione, se davvero vogliamo aiutare le aziende ad acquisire nuovi mercati. Andrà fatto inoltre un grande lavoro di sburocratizzazione nelle procedure per l’accesso ai bandi. All’Europa chiediamo misure per la promozione più snelle e in generale risposte più efficaci rispetto al passato perché quelle attuali risultano un po’ timide rispetto all’urgenza di aggredire nuovi mercati”. Mentre sul piano nazionale, l’auspicio è che non si finisca per assumere provvedimenti che mirino alla riduzione del potenziale produttivo per tutelare il patrimonio vitivinicolo italiano. “Produrre di meno non può essere la soluzione per essere più competitivi sui mercati e non dobbiamo farlo”, spiega Drei.
Più in generale, per altri settori fortemente orientati alle esportazioni, le istituzioni secondo il presidente Drei “dovranno concentrarsi maggiormente nei rapporti internazionali per promuovere rapporti bilaterali con altri paesi extra-Ue, anche attraverso nuovi accordi di libero scambio al fine di migliorare canali commerciali già consolidati o aprire altri mercati in cui oggi è difficile conquistare quote di mercato. Il settore lattiero-caseario rischia di veder compromessa la stabilità della tutela delle Dop con il conseguente proliferare dell’Italian sounding”.
Federvini sui dazi USA: un gravissimo colpo al libero scambio
Federvini esprime profondo rammarico e forte preoccupazione a seguito della decisione assunta dall’Amministrazione statunitense di applicare dazi sui prodotti importati dall’Unione Europea. Una scelta che rappresenta un grave passo indietro nei princìpi di libero scambio internazionale e che danneggerà pesantemente l’interscambio transatlantico, con effetti particolarmente dannosi sulla competitività delle imprese del settore agroalimentare.
Il solo comparto di vini, spiriti e aceti italiani vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori lungo l’intera filiera.
La misura avrà impatti rilevanti anche su consumatori e operatori oltreoceano: sono migliaia gli addetti delle società USA coinvolti nell’importazione e distribuzione di questi prodotti, e l’aumento dei prezzi non sarà limitato ai dazi imposti, ma si estenderà a tutta la catena commerciale.
“La decisione di applicare dazi alle esportazioni europee negli Stati Uniti rappresenta un danno gravissimo per il nostro settore e un attacco diretto al libero mercato. Ci siamo già passati, e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli USA. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale. Serve ora più che mai compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche”, ha dichiarato la Presidente di Federvini, Micaela Pallini.
Dalle tavole dei consumatori statunitensi scompariranno molte etichette, non sostituibili da produzioni locali, mentre in Italia e in Europa si profila una grave crisi produttiva e occupazionale.
Federvini – in piena sintonia con le associazioni di rappresentanza internazionali del settore vino e spiriti, che da tempo si sono attivate congiuntamente chiedendo una risoluzione diplomatica equa e rispettosa delle norme del commercio internazionale – rinnova l’appello alle istituzioni europee e nazionali affinché si impegnino con massima urgenza a riaprire il dialogo transatlantico e lavorare a una soluzione negoziata, capace di scongiurare uno scenario così critico.
Grana Padano: i dazi di Trump colpiscono mercati e consumatori
Con 215.000 forme esportate e una crescita del 10,53% rispetto al 2023, gli Stati Uniti hanno rappresentato nel 2024 il terzo mercato per il Grana Padano DOP, la denominazione di origine protetta più consumata al mondo. L’introduzione dei nuovi dazi imposti dal Presidente Trump, che fanno lievitare il prezzo del formaggio del 20%, mette seriamente a rischio il consolidamento di questo mercato e le prospettive future dell’export negli USA.
“Finora, su ogni forma di Grana Padano esportata negli Stati Uniti era applicato un dazio pari al 15% del valore fatturato per circa 2,40€ al kg – spiega Stefano Berni, Direttore Generale del Consorzio –. Con l’aumento del 20%, il prelievo allo sbarco in USA salirà a quasi 6 euro al kg al consumo che si amplificheranno ulteriormente, con inevitabili conseguenze sui prezzi americani. Il 39% esibito ieri sera sulle tabelle di Trump non è vero per quanto riguarda il caseario perché il dazio all’ingresso in UE di formaggi americani è di circa 1,8€ al kg, quindi inferiore a quanto noi da sempre paghiamo, e con i nuovi dazi diventerebbe appena 1/3 di quanto noi dovremo pagare da oggi in poi. Quindi, almeno per noi, è un’inesattezza colossale che il dazio aggiuntivo sia la metà del dazio addebitato ai formaggi USA perché, ripeto, a noi oggi costa il triplo per entrare negli USA rispetto a quello che i formaggi USA pagano per entrare da noi.”
Berni sottolinea l’urgenza di un intervento politico e diplomatico: “Le istituzioni italiane ed europee devono attivarsi immediatamente per contrastare questo contraccolpo, adottando tutte le misure necessarie a tutelare le esportazioni dei prodotti colpiti da questi dazi ingiustificati e per noi assai penalizzanti. Siamo sconcertati perché ogni qualvolta c’è tensione internazionale i formaggi di qualità vengono colpiti oltre misura. È successo nel 2014 con l’embargo russo post invasione in Crimea e da allora non esportiamo più un solo kg in Russia. È successo dall’ottobre 2019 al febbraio 2021, nell’ultimo tratto del Governo Trump, potrebbe succedere in Cina tra poco ed è successo di nuovo in USA oggi“.
Secondo gli esperti del settore, questa misura favorirà soprattutto la diffusione negli USA di prodotti “Italian sounding”, che sfruttano nomi e suggestioni della tradizione italiana senza offrire le stesse garanzie di qualità e autenticità.
Dazi USA, Federico Gordini, presidente MWW Group: “gravissimo errore politico”
Il grave errore nella comunicazione del nuovo Codice della Strada che ha portato a un calo considerevole dei consumi fuori casa nel primo trimestre 2025, il dibattito sugli effetti del vino sulla salute (con la minaccia di etichettature simili a quelle del tabacco) e ieri l’annuncio di Donald Trump che dichiara l’introduzione di dazi universali del 20% sulle importazioni europee, con un impatto particolarmente forte per il settore agroalimentare e vinicolo italiano. Per l’industria del vino e degli alcolici, la misura annunciata è particolarmente preoccupante.
Il presidente di Milano Wine Week, Federico Gordini, analizza la mossa dell’amministrazione statunitense: “I dazi del 20% annunciati da Trump sono un gravissimo errore politico del Presidente americano, che innesca una guerra commerciale con ripercussioni sulle principali economie mondiali. Un ennesimo atto autoritario e comunicato con i consueti toni inaccettabili – elementi quasi surreali ai quali abbiamo purtroppo fatto abitudine – del quale i primi a essere scontenti dovrebbero essere gli americani stessi”.
Oltre ai danni diretti che si verificheranno sulle esportazioni europee, la crescita dei costi dei prodotti potrà determinare un aumento dei prezzi per i consumatori, con un impatto anche sui mercati secondari. In particolare, l’aumento dei dazi sulla birra del 25%, mentre gli altri prodotti a base di alcol subiranno un dazio del 20%, potrebbe penalizzare duramente le piccole e medie imprese, che rappresentano una fetta significativa delle esportazioni europee negli Stati Uniti.
“Serve una risposta comune e molto determinata da parte dell’Unione Europea a tutela di tutti i settori colpiti da questo provvedimento”, continua Gordini. “È necessario lavorare sia per rispondere a tono ai dazi imposti che per trovare scenari diplomatici che portino a un negoziato costruttivo e rendere meno lesive queste sanzioni. Nel contempo, serve lavorare per negoziare condizioni migliorative verso tutti gli altri mercati, eliminando le disparità di trattamento tra Paesi membri dell’UE”.
In questo scenario, l’industria europea si trova a dover fare i conti con la dura realtà di una guerra commerciale che rischia di danneggiare i più vulnerabili, mentre la politica statunitense sembra voler continuare a spingere per politiche protezionistiche.
Risulta evidente come L’Unione Europea ora più che mai debba prendere in mano le redini della situazione unendo le forze per rispondere a questa sfida con determinazione e unità. Le parole di Gordini evidenziano come i dazi, storicamente, non solo hanno danneggiato i Paesi destinatari, ma anche l’economia interna degli Stati Uniti. “I dazi, da quelli applicati dall’ultima amministrazione Trump sulle lavatrici a quelli imposti sotto William McKinley negli anni ’90 dell’Ottocento (che causarono ondate di inflazione), alle tariffe Smoot-Hawley degli anni ’30 (che aggravarono la Grande Depressione), si sono rivelati sempre disastrosi per l’economia statunitense”.
Italmopa: Risvolti molto pesanti per l’industria molitoria nazionale dall’applicazione dei dazi USA
ITALMOPA – Associazione Industriali Mugnai d’Italia, aderente a FederPrima e a Confindustria, esprime profonda preoccupazione nei riguardi della decisione assunta dall’Amministrazione statunitense di applicare dazi tous azimuts anche sui prodotti importati dall’Unione Europea.
“Con tale decisione, l’industria molitoria nazionale viene colpita sia direttamente con l’applicazione di dazi sulle nostre farine e semole esportate verso gli Stati Uniti, sia indirettamente in quanto tali dazi saranno comminati anche ad altri prodotti del ‘Made in Italy’ alimentare – quali, a mero titolo esemplificativo, la pasta alimentare o i prodotti della biscotteria e i lievitati – per i quali le farine e le semole risultano essere l’ingrediente principale” evidenzia Andrea Valente, Presidente Italmopa “Non possiamo pertanto che augurarci che a fronte del rischio di un’escalation della guerra commerciale alimentata da reciproche e crescenti ritorsioni – che potrebbero prossimamente riguardare anche le nostre importazioni di materia prima frumento della quale siamo strutturalmente deficitari – prevalga, da ambedue le parti, la volontà di privilegiare un approccio di natura negoziale”.
Nel 2024, le esportazioni italiane di farine e semole di frumento tenero e di frumento duro verso gli Stati Uniti hanno raggiunto complessivamente 46.500 tonnellate, con una crescita del 24% rispetto al 2023 e del 135% nell’arco dell’ultimo decennio, ponendo gli stessi Stati Uniti ai vertici dei Paesi extra UE destinatari dei nostri sfarinati.
Dazi. Scordamaglia ( FIliera Italia): “Agroalimentare rischia perdite importanti, si arrivi a negoziare dopo contro dazi sull’economia digitale USA”
“Si prevedono riduzioni di almeno il 10% per l’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti , ma se si vuole rispondere si smetta di guardare solo alle merci americane importate e si cominci a pensare a un piano di misure fiscali sull’economia digitale USA” così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, commenta i dazi del 20% imposti dall’amministrazione Trump sulle merci Ue.
“Oggi non è facile stimare l’impatto che le nuove politiche USA avranno sul nostro export perché vanno considerate non solo le misure americane, ma anche la portata delle risposte europee”. Secondo un’analisi Filiera Italia sono attesi cali per l’agroalimentare del 10-12% in termini di fatturato e del 20% in volume su un export che oggi si attesta sui 7,8 miliardi di euro, in un contesto in cui comunque l’italian sounding resta una minaccia con 4 prodotti su 5 venduti con un richiamo all’italianità non lo sono.
E se l’invito al buon senso resta sempre valido Scordamaglia commenta l’inasprimento delle misure Usa così: “Se l’Ue vuole difendersi deve guardare all’economia dematerializzata campo in cui gli Stati Uniti sono in attivo: la strategia non dovrebbe essere quella di tassare ciò che passa dalle frontiere ma tutto ciò che transita attraverso download, web, applicazioni e software”. Infine Scordamaglia ricorda che Trump ha già promesso compensazioni importanti agli agricoltori americani e alle imprese colpite da eventuali ritorsioni per i dazi, basti pensare che nel 2019 furono stanziati per i soli farmer americani 23 miliardi di dollari per compensare le ritorsioni scatenate dai dazi. “E questa è la via da seguire anche dalla commissione Europea – conclude Scordamaglia – che invece ricordiamo per gli eventuali danni derivanti all’agricoltura europea dall’accordo Mercosur è riuscita a promettere a malapena 1 miliardo di euro: con queste risorse ridicole e provocatorie l’Europa non può tenere il punto”.
Dazi, Paolo Mascarino (Pres. Federalimentare): “Negoziato prudente UE – USA. Governo ci convochi”
“I dazi dell’amministrazione di Trump ci preoccupano e non poco. Il +20% di tasse, che si sommano a quelle già previste per le nostre esportazioni, unite alla possibilità di averne ulteriori di tipo verticale su alcuni nostri prodotti merceologici come il vino, rischiano di avere effetti devastanti lungo tutta la catena del valore che come Federalimentare stimiamo in un -10% sui fatturati e un -30% nei volumi dell’export”. Lo dichiara il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino.
“Il momento è molto delicato, come industria alimentare siamo consapevoli che ogni decisione dovrà essere presa a livello europeo. Il negoziato, così come ha sostenuto il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini – prosegue Mascarino – dovrà essere prudente e fermo, evitando di innescare una guerra dei dazi fra Ue e America che sarebbe ancora più drammatica con scenari ritorsivi che potrebbero peggiorare ulteriormente i dazi al nostro settore. Dobbiamo trattare con gli Stati Uniti perché è un mercato per noi fondamentale, e al tempo stesso dobbiamo diversificare le destinazioni del nostro export così da compensare le nostre eventuali perdite derivanti dal mercato americano. Quindi – aggiunge – ben vengano da parte dell’Europa proposte in tal senso”.
“Federalimentare è convinta – conclude Mascarino – che sarà decisivo poterci presentare in Ue con una proposta univoca e pragmatica che metta al centro gli interessi nazionali e del nostro comparto alimentare, trainante per l’economia del paese. Per questa ragione, così come è avvenuto in Spagna e Francia, chiediamo al Governo di essere convocati insieme a Confindustria per gestire insieme e al meglio questa situazione”.
Leggi la notizia anche su Horecanews.it