Crollano le vendite dei limoni freschi. Successo per le versioni in bottiglia

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Come riporta un articolo de Il Sole24Ore stiamo assistendo a un crollo delle vendite dei limoni, in calo nella distribuzione moderna del 15% rispetto al 2019. L’agrume è sempre molto diffuso nelle famiglie degli italiani e i prezzi sono calati del 5-7% ma la crisi – spiega Robero Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari presso l’Università di Bologna – è strutturale. Innanzitutto i produttori hanno perso competitività poiché è stato aumentato il raccolto invernale mentre nei mesi estivi, periodo in cui i limoni sono più ricercati, questi scarseggiano. I consumatori fanno quindi riferimento a prodotti provenienti da Spagna, Argentina o Sudafrica. Inevitabilmente incidono su questo scenario anche i cambiamenti climatici: a causa del caldo gli alberi restano in vegetazione e i limoni marciscono più in fretta. Proprio questo motivo è indicato dal 31% dei consumatori come la ragione di una diminuzione degli acquisti (dati Agroter). L’evoluzione dei modelli di consumo sta contribuendo alla crisi dei limoni, con la tradizionale offerta in retine da 1 kg (ora ridotte a 750 o 500 grammi) che sembra non soddisfare le esigenze delle famiglie più piccole e dei consumatori con minori necessità, oltre ad entrare in contrasto con un’ottica anti-spreco. Anche la concorrenza di condimenti meno acidi, come l’aceto di mele o la salsa di soia, e soprattutto del succo di limone pronto all’uso, ha influito su questa tendenza, come rilevato da Agroter.

Di conseguenza, il limone in bottiglia, ottenuto da succo fresco o prevalentemente da concentrato, ha guadagnato spazio nei carrelli della spesa, con oltre 22 milioni di confezioni vendute nel 2023 per un totale di oltre 21 milioni di euro di spesa, secondo le stime di NielsenIQ. Dopo una diminuzione annua del 4% in volume, specialmente nei discount, le vendite sono risalite nei primi tre mesi del 2024 (+5,7%).

Ma quali sono i motivi che spingono verso la preferenza per il limone in bottiglia? Secondo un’indagine condotta da Astraricerche, ci sono diversi fattori: il fatto che si conservi più a lungo mantenendo le sue proprietà (34,2% degli intervistati), l’aspetto anti-spreco (30,1%), ma anche la maggiore convenienza rispetto ai limoni freschi (22,3%).

In ogni caso, che sia il frutto fresco o il succo confezionato, il 42% dei consumatori considera l’origine italiana come il fattore principale nella scelta. Tra le preferenze, spiccano i limoni siciliani, mentre sono altamente apprezzati anche quelli con l’indicazione geografica protetta (Igp), in particolare quelli provenienti da Sorrento, Amalfi e Siracusa, considerati di qualità superiore.