L’indagine di Quantis sul rapporto tra Food&Beverage e Sostenibilità

Il settore Food & Beverage e l’ambiente sono strettamente interconnessi. Quantis ha realizzato un'indagine per analizzare le azioni ancora da intraprendere.

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Quantis – parte del gruppo BCG, società di consulenza leader nel campo della sostenibilità che, con un approccio pionieristico e di stampo scientifico, supporta le aziende nell’affrontare e ridurre il loro impatto sull’ambiente – ha presentato i risultati di un report condotto sull’industria del Food&Beverage, in Italia e nel mondo, dal titolo Recipe for Transformation.

L’indagine ha raccolto, attraverso una survey realizzata su scala globale, le prospettive e le valutazioni di oltre 600 professionisti, manager di primo livello ed executive di grandi aziende dell’industria alimentare (con oltre 500 dipendenti), che lavorano in diversi dipartimenti aziendali: retail, commercio all’ingrosso, consumer packaged good, materie prime e agricoltura.

In linea generale, il report evidenzia che il 76% dei partecipanti mostra fiducia nella roadmap di sostenibilità della propria azienda e nella capacità di conseguire i rispettivi impegni ambientali entro il 2030. Un dato che mostra ottimismo e che in Italia sale fino all’87%.

Tuttavia, dall’indagine traspare come anche in Italia, i piani di azione potrebbero integrare maggiormente componenti chiave per il successo. La riprogettazione del portafoglio prodotti, l’agricoltura rigenerativa e il plant based sono infatti state citate come tre priorità per il prossimo anno, rispettivamente dal 24%, 32% e 32% del campione italiano (e dal 19%, 30%, 31% del campione globale) nonostante abbiano – secondo la scienza – il maggior potenziale di trasformazione in termini di sostenibilità.

Recipe for Transformation: le principali evidenze del report

Entrando nel dettaglio dell’analisi, Recipe for Transformation mostra interessanti aspetti, in particolare a proposito dei fattori decisivi e delle difficoltà incontrate in azienda a proposito dell’implementazione di scelte in ottica di sostenibilità.

Il report indaga le priorità, da realizzare il prossimo anno, per un’impresa impegnata nel proprio processo di transizione verso la sostenibilità ambientale.

La maggior parte dei partecipanti alla survey ha affermato che rendere il packaging più sostenibile rappresenta la priorità principale: lo dichiara il 67% dei manager in Italia e il 62% a livello globale. Un’evidenza, questa, che riconduce al tema della scalabilità, necessaria per realizzare questo obiettivo.

Al secondo posto la necessità di ridurre gli sprechi alimentari e la quantità di rifiuti prodotti. Lo pensa il 57% dei manager a livello globale e il 53% in Italia.

Come anticipato, il portfolio redesign, vale a dire il bisogno di ripensare in chiave sostenibile i prodotti aziendali venduti, nel nostro Paese è prioritario per il 24% dei rispondenti, dato che scende al 19% nel resto del mondo.

Tra i principali driver che guidano l’operato di un’azienda sulla strada verso la sostenibilità, in Italia, come nel resto del mondo, i manager coinvolti concordano sull’importanza della normativa verso la transizione responsabile: ne sono convinti il 45% dei professionisti italiani e dei manager su scala globale.

Una comunanza d’opinione che si ritrova anche nel valore dato alla cultura aziendale: in Italia è un fattore di primaria importanza per il 34% del campione, nel mondo per il 32%.

Il risparmio sui costi come driver chiave sulla strada verso la sostenibilità è in misura superiore al campione globale un driver chiave: in Italia lo rileva il 43% dei rispondenti, mentre a livello mondo la percentuale scende al 34%.

Quali sono le barriere nel processo di transizione verso la sostenibilità?

Per quanto concerne la complessità della supply chain, in Italia il 37% è convinto che sia un ostacolo, percentuale che si alza però al 42% al livello globale.

Secondo il report, gli investimenti necessari per la trasformazione sostenibile rimangono un tema aperto, all’interno dei diversi dipartimenti aziendali in relazione ai propri budget di spesa.

Ne risulta che, mediamente nei diversi dipartimenti, la quota del bilancio annuale destinata ad investimenti finalizzati alla riduzione degli impatti ambientali sia solo del 12,5% su scala globale.

Un dato che però viene interpretato diversamente in Italia e nel Mondo. Infatti, se a livello globale il 36% dei manager ritiene che l’investimento finanziario elevato rappresenti un ostacolo all’implementazione della sostenibilità in azienda, nel nostro Paese questo dato scende al 31%.

Recipe for Transformation analizza anche i fattori chiave che fin qui hanno guidato la trasformazione dei modelli di business aziendale nella direzione della sostenibilità. E sono proprio le risposte dei manager a questi fattori a segnare le principali differenze tra l’Italia e il resto del campione globale.

Nello specifico, i rispondenti italiani sottolineano la rilevanza di elementi quali:

Proattività dei team, supportata da indicatori di performance dedicati: rappresenta un fattore chiave per il 35% dei rispondenti in Italia, mentre per il 28% su scala globale;

Collaborazione tra business unit aziendali: rilevante per il 45% dei manager in Italia, ma per il 36% a livello mondo;

Supply chain collaboration: rilevante per il 40% in Italia, mentre per il 33% nel mondo.

Di contro il committment della leadership è stato indicato come decisivo solo dal 31% dei manager italiani, contro il 45% a livello globale.

Nonostante considerino positivamente l’ingaggio e la collaborazione tra funzioni e lungo la filiera, i CSR manager non hanno comunque dinanzi a loro una strada completamente in discesa, nel percorso di sostenibilità, ma continuano a necessitare di supporto trasversale in azienda e di impegno del vertice. È noto in letteratura manageriale come l’ingaggio in prima persona della leadership e la cultura aziendale siano i principali motori della diffusione di prassi di sostenibilità in tutta l’azienda, ma alcune leve finanziarie – quali le scelte degli investitori istituzionali (la cui pressione nella direzione della sostenibilità è considerata limitata dal 24% del campione italiano vs. 18% su scala globale) prescindono dalla loro sfera di influenza, e potrebbero rappresentare importanti leve per la trasformazione di sostenibilità.

Siamo entusiasti che in Italia, secondo il campione interpellato, la sostenibilità fino qui sia stata costruita “dal basso”, grazie ad una diffusa attivazione trasversale in azienda: metà del campione nazionale ha infatti dichiarato di poter contare su KPI di sostenibilità da oltre un anno, contro il 38% su scala globale e grazie anche all’ingaggio della catena del valore” commenta Davide Tonon, Direttore di Quantis Italia. “Proprio su questo punto vorrei approfondire a partire dal mio osservatorio sul settore nel nostro paese, dove sempre di più vediamo il diffondersi di Bonus C- level legati a KPI di decarbonizzazione: una leva determinante e di successo”.

I consumatori

È interessante notare come il 100% dei rispondenti all’interno della funzione marketing abbia rilevato cambiamenti nel comportamento dei consumatori riguardo alle abitudini di acquisto sostenibili.

Più della metà del campione, infatti, ha evidenziato come i clienti siano più interessati a prodotti sostenibili e disposti a spendere di più per ottenerli.

Analizzando però i rispondenti di tutte le funzioni, nel quadro appaiono differenze rilevanti: infatti, il 27% degli italiani (contro il 21% su scala globale) concorda con l’affermazione per cui la mancanza di spinta nella direzione della sostenibilità da parte dei consumatori è una barriera rispetto all’adozione di una direttrice ancora più forte da parte dell’azienda.

Vediamo con chiarezza ed apprezziamo l’impegno ed i risultati del settore F&B nella direzione dell’allineamento ai limiti planetari. Il prossimo passo dovrà essere nel passaggio un approccio a silos all’integrazione della sostenibilità nelle scelte e nell’operatività quotidiana di tutte le funzioni aziendali – conclude Tonon. – Le previsioni indicano il rischio per le aziende del settore alimentare di perdere fino al 26% del proprio valore se non agiscono rapidamente, in modo efficace ed efficiente. Resta ancora molto da fare: affinché alla sostenibilità vengano dedicati budget più rilevanti e si possa conseguire una trasformazione di impatto misurabile e duraturo, continuano ad essere necessarie la collaborazione con la leadership tra i dipartimenti e con i partner strategici e l’impegno sulle tre direttrici del redesign sostenibile del portafoglio prodotti, l’agricoltura rigenerativa ed il plant based”.

Fonte: Horecanews.it