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Salumi italiani, produzione ed export in crescita nel 2025

Nel 2025 la produzione italiana di salumi raggiunge 1,173 milioni di tonnellate e l’export supera i 2,5 miliardi di euro, mentre restano le criticità legate a consumi interni, PSA e costi energetici

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Export in aumento, produzione in crescita e consumi interni ancora prudenti delineano il quadro 2025 del settore italiano delle carni suine e dei salumi. I dati sono stati presentati a Roma nel corso del convegno “Il futuro delle carni suine e dei salumi nell’era dell’incertezza globale”, ospitato nell’ambito dell’Assemblea annuale di ASSICA, l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria, realizzata con il supporto del progetto europeo “Trust Your Taste, Choose European Quality”.

L’Assemblea ha assunto quest’anno anche un significato particolare, coincidendo con l’ottantesimo anniversario della fondazione dell’Associazione.

Il 2025 si è chiuso con una produzione italiana di salumi pari a 1,173 milioni di tonnellate, in aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Il valore complessivo ha raggiunto 9,643 miliardi di euro, con una crescita dell’1,9%.

A sostenere la crescita del comparto è stata ancora una volta la domanda internazionale. Le esportazioni di salumi italiani hanno raggiunto 231.645 tonnellate, per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro, registrando un incremento del 5,3% rispetto all’anno precedente sia in volume sia in valore. Il risultato ha contribuito a portare il saldo commerciale del settore oltre i 2,18 miliardi di euro.

La crescita dell’export è stata trainata in particolare dai mercati dell’Unione Europea, che hanno assorbito oltre 163 mila tonnellate di prodotto per un valore di 1,695 miliardi di euro. Rispetto al 2024, l’aumento è stato del 6,4% in quantità e del 6,6% in valore.

Resta più complesso il quadro dei Paesi Terzi, che continuano comunque a rappresentare una componente rilevante nelle strategie di sviluppo delle imprese italiane. Su questi mercati pesano ancora le limitazioni derivanti dalla Peste Suina Africana (PSA), le tensioni geopolitiche e commerciali e il rallentamento di alcune economie internazionali. Le esportazioni verso i Paesi terzi hanno raggiunto 67.835 ton per un valore di 811 milioni di euro, segnando un +2,9% in quantità e un +2,6% in valore.

Diverso l’andamento delle spedizioni verso gli Stati Uniti, che a differenza dell’anno precedente hanno registrato una lieve flessione. Il dato si è fermato a 19.394 ton, pari a un calo del 3,8%, per 249,2 milioni di euro, in diminuzione del 5,8%.

Tra i prodotti più esportati si confermano i prosciutti crudi stagionati, che superano da soli il miliardo di euro di vendite all’estero. Positive anche le performance di salami, mortadelle, prosciutto cotto, bresaola e pancette stagionate, a conferma della crescente diffusione internazionale dei salumi italiani.

Sul mercato interno, la disponibilità al consumo si è attestata a 989.200 tonnellate, con un lieve incremento dello 0,5%. Il dato arriva in un contesto ancora condizionato da inflazione, incertezza economica e attenzione delle famiglie alla spesa. Il consumo apparente pro capite è stato pari a 16,6 chilogrammi annui, confermando il ruolo dei salumi nelle abitudini alimentari degli italiani.

Nella composizione dei consumi interni, il prosciutto cotto resta al primo posto con una quota del 28,1% sul totale dei salumi. Seguono il prosciutto crudo al 21,0%, mortadella/wurstel al 19,6%, il salame all’8,3% e la bresaola al 2,4%. Gli altri salumi rappresentano il restante 20,6%.

Il presidente di ASSICA, Lorenzo Beretta, ha richiamato le difficoltà che continuano a incidere sulla domanda interna. “Nel corso del 2025 e nella prima parte di quest’anno i consumi interni sono stati frenati dalla riduzione del reddito disponibile delle famiglie, che continua a condizionare le scelte di spesa. Alla luce dei recenti annunci di aumento dei tassi di interesse e del peggioramento delle prospettive economiche, con le gravi incertezze derivanti dai conflitti internazionali, il rischio è che questa situazione possa ulteriormente peggiorare nei prossimi mesi”. Beretta ha poi sottolineato la tenuta delle imprese sui mercati internazionali, pur in presenza di criticità ancora rilevanti. “Le imprese del settore continuano a investire, innovare e presidiare i mercati internazionali nonostante uno scenario particolarmente difficile”, ha dichiarato il Presidente di ASSICA. “I risultati dell’export dimostrano la forza delle nostre produzioni e il valore riconosciuto ai salumi italiani che con orgoglio, ricordo, sono i salumi con la migliore qualità e i più apprezzati nel mondo. Tuttavia, non possiamo ignorare le criticità che continuano a pesare sulla competitività delle nostre imprese. La PSA continua a limitare l’accesso a mercati importanti e ad alto potenziale. A questo si aggiungono costi energetici che in Italia restano significativamente più elevati rispetto a quelli sostenuti da molti concorrenti europei e un contesto internazionale caratterizzato da crescente instabilità. Il settore non chiede assistenza, ma condizioni che consentano alle imprese italiane di competere ad armi pari con i concorrenti europei e mondiali.”

Il bilancio che emerge è quello di un settore con indicatori positivi su produzione ed export, ma ancora esposto a fattori che incidono sulla competitività: dal potere d’acquisto delle famiglie alle restrizioni sanitarie, fino al costo dell’energia e all’instabilità dei mercati internazionali.

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