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Mercato bevande in Europa, vendite +2,9% ma i volumi crescono solo dello 0,5%

Circana fotografa un mercato da 180 miliardi di euro: gli analcolici crescono del 5,4%, le alternative low-no alcohol del 7,3%, mentre gli alcolici arretrano.

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La crescita del mercato europeo delle bevande continua soprattutto in valore, mentre i volumi avanzano molto più lentamente. Nell’ultimo anno le vendite sono aumentate del 2,9% nei sei principali mercati europei del largo consumo, ma le quantità effettivamente vendute sono cresciute appena dello 0,5%, anche per effetto di un incremento medio dei prezzi pari al 2,3%.

È uno dei principali elementi che emergono dalla più recente analisi del mercato dei beni di largo consumo condotta da Circana su Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. Nel complesso, il mercato delle bevande ha raggiunto 180 miliardi di euro, mentre le vendite di bevande analcoliche sono aumentate del 5,4%, arrivando a 109 miliardi di euro.

A sostenere questa crescita hanno contribuito anche la maggiore spesa per bevande sportive, energy drink e bevande a base di yogurt, insieme a una gamma più ampia di prodotti destinati a consumatori sempre più attenti alla salute. Nello stesso periodo, le alternative a basso o nullo contenuto alcolico hanno registrato un aumento delle vendite del 7,3%.

Sul fronte opposto, la spesa per gli alcolici è diminuita dello 0,8%. Il calo riguarda più categorie: le vendite di birra sono scese dello 0,9%, quelle di sidro dell’1,2%, il vino ha perso l’1,5% e i superalcolici il 2,2%.

Il cambiamento nelle abitudini emerge anche dalle risposte dei consumatori. Il 43% dei consumatori e la metà delle persone tra i 25 e i 39 anni ha dichiarato a Circana di ridurre il consumo di alcol acquistandone meno, rimandando gli acquisti o rinunciandovi del tutto.

Parallelamente, il 44% ha dichiarato di acquistare più acqua in bottiglia, il 31% più succhi e smoothie e il 29% più tè e caffè. Solo il 15% ha invece affermato di comprare più bevande alcoliche.

Il dato arriva nonostante il forte ricorso alle promozioni. Nel corso dell’anno circa il 41% della birra e il 37% delle bevande alcoliche sono stati venduti in promozione, rispetto al solo 25% delle bevande nel complesso.

Dopo il suo keynote al Beverage Forum del 1° ottobre, Ananda Roy, Senior Vice President, Strategic Growth Insights di Circana, ha spiegato: «Non è ancora la fine per il settore degli alcolici. Negli ultimi cinque o sei anni, a partire dalla pandemia, l’alcol ha perso popolarità. Questo ha favorito la disponibilità di una gamma più ampia di alternative e di prodotti più salutari, offrendo ai consumatori una maggiore possibilità di scelta su cosa bere a casa e nelle occasioni di socialità. In particolare, i più giovani consumano molto meno alcol e non ci sono segnali che questo atteggiamento sia destinato a cambiare con l’avanzare dell’età. La crescente disponibilità di bevande analcoliche e di alternative più leggere sta semplicemente diventando una componente sempre più normale del consumo quotidiano. Non è ancora la fine per i produttori di alcolici, ma questi dovranno fare molto più che ridurre i prezzi. Sarà necessario sviluppare prodotti a minore gradazione alcolica, con meno zuccheri e meno calorie, che consentano a birra, vino e superalcolici di restare rilevanti in un contesto in cui le abitudini di consumo stanno cambiando».

Prezzi e volumi cambiano da Paese a Paese

La dinamica tra crescita della spesa, prezzi e quantità acquistate varia in modo significativo tra i sei mercati analizzati.

Nel Regno Unito le vendite di bevande sono aumentate del 3,2%, raggiungendo 54 miliardi di euro. Il Paese rappresenta il 30% della spesa complessiva nei sei principali mercati europei, ma soltanto il 19% dei volumi venduti.

In Italia la spesa è cresciuta del 2,9%, mentre nei Paesi Bassi l’aumento è stato del 2%. In entrambi i Paesi, tuttavia, i volumi acquistati sono rimasti stabili e l’aumento dei prezzi ha contribuito alla crescita della spesa.

In Spagna, invece, prezzi e quantità hanno registrato aumenti più vicini tra loro: i primi sono cresciuti del 2,4%, mentre i volumi acquistati hanno segnato un +2,6%.

In Francia l’incremento della spesa è stato sostenuto soprattutto dalle quantità acquistate, con volumi in crescita del 3,3% e prezzi aumentati di appena lo 0,4%.

La Germania è stato l’unico dei sei Paesi ad aver registrato una diminuzione dei volumi di bevande acquistati, scesi del 2,7%, a fronte di un aumento dei prezzi del 4%.

Alcuni prodotti hanno tuttavia continuato a crescere nonostante l’aumento dei prezzi. I volumi venduti delle bevande a base di yogurt sono aumentati del 12,3%, quelli dei superalcolici pronti da bere del 12,9%, mentre acqua naturale e bevande a base vegetale hanno registrato entrambe una crescita del 5,2%.

Il quadro complessivo è migliorato nel secondo trimestre del 2026, quando i prezzi medi sono diminuiti dello 0,2% e i volumi di bevande venduti sono aumentati dell’1,6%.

Anche i nuovi prodotti hanno contribuito al mercato. Circana ha rilevato che le innovazioni nel settore delle bevande hanno generato 242 milioni di euro di vendite aggiuntive nell’ultimo anno. Di questi, 161 milioni di euro sono riconducibili alle bevande a base di latte, mentre 32 milioni di euro ciascuno derivano dai prodotti a basso o nullo contenuto alcolico e dall’acqua in bottiglia.

I prodotti a marchio del distributore rappresentano oggi il 35% della spesa per le bevande. Le marche dei retailer stanno guadagnando terreno in categorie tra cui caffè, vino e champagne e bevande a base di latte.

La più recente analisi di Circana si basa sui dati relativi a dodici mesi, fino alla fine di giugno 2026, e prende in considerazione Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.

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