Tra tradizione e laboratorio: al Birrificio Angelo Poretti si costruisce la birra italiana di domani

Per la Giornata del Made in Italy Carlsberg Italia ha promosso un confronto al Birrificio Angelo Poretti su ricerca e innovazione nella filiera brassicola

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Ricerca, innovazione e filiera sostenibile sono stati i protagonisti del talk organizzato da Carlsberg Italia presso il Birrificio Angelo Poretti di Induno Olona, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’incontro ha riunito istituzioni, mondo accademico e operatori del comparto per affrontare le sfide di un settore che in Italia genera oltre 10 miliardi di euro di valore e occupa più di 100 mila persone, con al centro un tema strategico: il ruolo dell’innovazione applicata alle materie prime.

La scelta della sede non è stata casuale. Con quasi 150 anni di storia, il birrificio di Induno Olona incarna quella tensione tra radici e futuro che ha guidato l’intera giornata. Alius Antulis, Managing Director di Carlsberg Italia, ha inquadrato così la filosofia del gruppo: «Per noi il Made in Italy non è solo tradizione, ma rappresenta un impegno quotidiano verso la qualità, l’innovazione e una filiera sempre più sostenibile. Il nostro Birrificio Angelo Poretti è un esempio di come una storia e una tradizione di quasi 150 anni possano oggi continuare a evolversi grazie alla capacità di innovare, fare ricerca e guardare al futuro. Con questo talk abbiamo voluto favorire un dialogo aperto su temi sempre più strategici per il comparto, sottolineando come serva una collaborazione forte tra industria, istituzioni e università per costruire una filiera sempre più competitiva e sostenibile».

Tra i temi affrontati, il luppolo italiano ha assunto un rilievo particolare: considerato non solo ingrediente chiave della produzione birraria, ma simbolo di un modello imprenditoriale che integra ricerca, agricoltura e collaborazione. A rafforzare questo punto è intervenuta Katya Carbone del CREA: «La ricerca è il motore della sostenibilità, che si alimenta di conoscenze e sperimentazione. Il compito del CREA è trasferire competenze agli operatori per favorire scelte consapevoli di lungo periodo. A proposito del luppolo coltivato in Italia, la connessione tra campo e post-raccolta è fondamentale: la qualità del luppolo dipende infatti da una filiera che deve essere virtuosa in ogni suo passaggio».

Sul versante delle materie prime agricole, Ombretta Marconi, direttrice del CERB dell’Università di Perugia, ha indicato la direzione per rendere la birra italiana più competitiva e sostenibile: «La ricerca su orzo e malto è strategica dal punto di vista della sostenibilità, ma anche per il Made in Italy: bisogna studiare le varietà che ben si adattano ai nostri territori, al nostro clima, in ottica di trasformazione. Per fare questo serve un’integrazione tra ricerca, industria, territorio e quindi con le istituzioni, per portare alla valorizzazione dei processi produttivi sostenibili e della materia prima italiana».

Il quadro istituzionale è stato tracciato da Gisella Naturale, che ha ricordato un risultato recente di policy per il comparto: «Il comparto brassicolo in Italia è un settore rilevante, anche per il legame con il territorio che pure i grandi birrifici hanno. L’emendamento in legge di bilancio, relativo alla riduzione delle accise, è il risultato di un impegno lungo e costante, che ho portato avanti in prima persona insieme al mio gruppo politico per dare un primo segnale di supporto al settore. Per fare un buon lavoro, però, la politica deve ascoltare tutte le parti a tempo debito e in maniera costante, così da raggiungere un risultato che sia condiviso e portare a norme realmente utili per le imprese del brassicolo».

La DOP Economy ha trovato spazio nel contributo di Christian Garavaglia, che ha collegato qualità certificata e capacità di innovazione: «La propensione dei consumatori a spendere di più per la qualità certificata alimenta la DOP Economy, che dà un forte impulso al Made in Italy. La certificazione DOP/IGP porta a investire in innovazione e impegno per creare valore. In questo contesto si inserisce Regione Lombardia, terza regione italiana per prodotti certificati e prima per superficie agricola, che investe con regolarità nella valorizzazione della produzione di qualità e nella ricerca accademica e scientifica che va in questa direzione».

Sul piano degli investimenti, il Carlsberg Group ha destinato nel 2025 oltre 20 milioni di euro alla ricerca e sviluppo, in continuità con una tradizione scientifica che risale ai Laboratori Carlsberg di Copenaghen — dove nacquero la scoperta del primo ceppo puro di lievito a bassa fermentazione e l’introduzione della scala del pH. In Italia, questo impegno ha prodotto anche soluzioni tecnologiche proprietarie come DraughtMaster, sistema di spillatura ideato e lanciato nel Paese per migliorare qualità, efficienza e sostenibilità.

Una dimensione internazionale ha completato il quadro: Francesca Zaccarelli dell’Ambasciata di Danimarca ha evidenziato il valore degli scambi tra Paesi nel promuovere modelli agroalimentari più sostenibili e innovativi, rafforzando il legame tra eccellenze italiane e know-how danese. A sintetizzare lo spirito dell’intera giornata è stata Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director di Carlsberg Italia: «Oggi innovare significa ripensare l’intera filiera, dall’agricoltura al prodotto finale che arriva al consumatore. In un contesto globale sempre più sfidante, la capacità di integrare ricerca, competenze e collaborazione tra diverse realtà diventa un fattore chiave per creare un valore duraturo e per tracciare il futuro dell’industria birraria italiana».

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